(troppo vecchio per rispondere)
i Paninari....
topociccio
2006-01-06 11:42:34 UTC
PANINARI
I paninari: le origini
I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle
paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà
anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari.
Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano
ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di
appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del
movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi,
mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo
dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El
Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa
(da "Il Paninaro", n.3, marzo 1986)

I paninari: i tratti distintivi
Vestire firmato era l'ossessione dei paninari, che fecero del look il loro
principale tratto distintivo.
Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe
Best Company erano i loro imperativi.
Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per
la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare,
preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall'orientamento
ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista.
A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986)
ed il video girato per le strade di Milano.

I paninari: il linguaggio
Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto.
Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui
una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le
strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto
naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i
cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo
idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive
In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.

Testiomonianze
Anche se non ero un vero paninaro, mi piaceva indossare il Montclair e le
Timberland.
Al sabato pomeriggio andavamo tutti in paninoteca. Eravamo in tanti, quasi
una ventina, tutti col mitico Garelli Vip4, naturalmente con la marmitta
rielaborata!
(Massimo)

Si parlava con lo stesso linguaggio che sentivamo la domenica sera al Drive
In. Il personaggio più popolare era Il Paninaro. Le sue frasi erano sulla
bocca di tutti.
(Andrea)

Mi ricordo che andavamo tutti a scuola in motorino. Noi ragazzi ci riunivamo
in grosse compagnie e andavamo in giro per la città
(Alex)

L'appuntamento più atteso della settimana era al martedì sera con I ragazzi
della 3C, il telefilm italiano che ha avuto un grandissimo successo. Il
giorno dopo a scuola si ripetevano le scene e le frasi più belle. Bruno
Sacchi e company erano diventati i nostri miti!
(Sara)

Nonostante l'Italia avesse vinto i mondiali di calcio dell'82, le squadre
italiane non andavano molto bene nelle coppe europee. Su tutti primeggiava
il Real Madrid, che immancabilmente ci batteva ad ogni match
(Roberto)

Mi piaceva guardare i telefilm americani come Arnold. "Che cosa stai dicendo
Willis?", la sua mitica frase, indirizzata al fratello maggiore, che
pronunciava almeno una volta a puntata, è indimenticabile
(Manuela)

Le ragazze indossavano sempre maglioni con le spalle imbottite e portavano
capelli cotonati. Per non parlare poi dei fuseaux che arrivavano stretti
alle caviglie, dai colori fosforescenti
(Elena)

Mi piaceva scervellarmi per trovare la soluzione del cubo di Rubik. Stavo i
pomeriggi interi a capire come fare per sistemarlo, ma non ci sono mai
riuscita!
(Alessia)


La mia cameretta era tappezzata con i poster di Vasco Rossi. La mia canzone
preferita era Bollicine.
Ricordo che quando è stato arrestato sono caduta in depressione e non ho
mangiato per qualche giorno
(Roberta)

Alla domenica sera si guardava Drive In. Come dimenticare i vari Tenerone,
Vito Catozzo, Il Paninaro, e le avventure di Benny Hill?
(Emanuela)

I pub non erano ancora di moda: alla sera uscivamo per andare al cinema. In
quegli anni c'erano le serie infinite dei Rambo, dei Rocky e poi i film dei
Vanzina
(Massimo)



Ho trovato anche un appunto sul motivo per cui i paninari si mettevano le
Timberland
(dal sito http://www.dooyoo.it/review/95288.html)


Portata all'altare dai paninari che la elessero a loro idolo, la marca
Timberland da allora è presente in numerosi punti vendita.
Personalmente credo che faccia sì ottime scarpe ma sono altrettanto sicuro
che il loro prezzo di vendita è assurdamente alto.
Negli USA è più basso e quindi risulta evidente che è solo un prezzo pagato
al fattore marca e al fattore moda. Care, stupidamente idolatrate ma almeno
più sane degli hamburger dei fast food
Tony Freccia
2006-01-06 12:11:26 UTC
Paninari non perchè frequentavano paninoteche in generale,
ma il Bar Paninoteca "il Panino" di Piazza Liberty a Milano

non tutti erano figli di Papà, anzi io ricordo L'Armiere... e altri, che non
eraro
proprio dei figli di Papà, e poi non erano i fratelli minori degli
Yuppies... perchè
a fine anni 80, finita la moda paninara molti di loro, i cosidetti figli di
Papà appunto,
diventarono loro stessi Yuppies grazie alla famiglia che li sistemava...
al limite potevano essere i fratelli minori dei Sanbabilini... anche se è
molto forzata la cosa, se non altro per la zone di ritrovo e l'orientamento
politico
anche se i paninari si pensava di più alle ragazze e allo Zundapp che alla
politica.

...io ho ancora le Timberland di allora...
Post by topociccio
PANINARI
I paninari: le origini
I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle
paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà
anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari.
Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano
ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di
appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del
movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi,
mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo
dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El
Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa
(da "Il Paninaro", n.3, marzo 1986)
I paninari: i tratti distintivi
Vestire firmato era l'ossessione dei paninari, che fecero del look il loro
principale tratto distintivo.
Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe
Best Company erano i loro imperativi.
Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per
la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare,
preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall'orientamento
ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista.
A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986)
ed il video girato per le strade di Milano.
I paninari: il linguaggio
Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto.
Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui
una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le
strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto
naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i
cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo
idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive
In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.
Testiomonianze
Anche se non ero un vero paninaro, mi piaceva indossare il Montclair e le
Timberland.
Al sabato pomeriggio andavamo tutti in paninoteca. Eravamo in tanti, quasi
una ventina, tutti col mitico Garelli Vip4, naturalmente con la marmitta
rielaborata!
(Massimo)
Si parlava con lo stesso linguaggio che sentivamo la domenica sera al Drive
In. Il personaggio più popolare era Il Paninaro. Le sue frasi erano sulla
bocca di tutti.
(Andrea)
Mi ricordo che andavamo tutti a scuola in motorino. Noi ragazzi ci riunivamo
in grosse compagnie e andavamo in giro per la città
(Alex)
L'appuntamento più atteso della settimana era al martedì sera con I ragazzi
della 3C, il telefilm italiano che ha avuto un grandissimo successo. Il
giorno dopo a scuola si ripetevano le scene e le frasi più belle. Bruno
Sacchi e company erano diventati i nostri miti!
(Sara)
Nonostante l'Italia avesse vinto i mondiali di calcio dell'82, le squadre
italiane non andavano molto bene nelle coppe europee. Su tutti primeggiava
il Real Madrid, che immancabilmente ci batteva ad ogni match
(Roberto)
Mi piaceva guardare i telefilm americani come Arnold. "Che cosa stai dicendo
Willis?", la sua mitica frase, indirizzata al fratello maggiore, che
pronunciava almeno una volta a puntata, è indimenticabile
(Manuela)
Le ragazze indossavano sempre maglioni con le spalle imbottite e portavano
capelli cotonati. Per non parlare poi dei fuseaux che arrivavano stretti
alle caviglie, dai colori fosforescenti
(Elena)
Mi piaceva scervellarmi per trovare la soluzione del cubo di Rubik. Stavo i
pomeriggi interi a capire come fare per sistemarlo, ma non ci sono mai
riuscita!
(Alessia)
La mia cameretta era tappezzata con i poster di Vasco Rossi. La mia canzone
preferita era Bollicine.
Ricordo che quando è stato arrestato sono caduta in depressione e non ho
mangiato per qualche giorno
(Roberta)
Alla domenica sera si guardava Drive In. Come dimenticare i vari Tenerone,
Vito Catozzo, Il Paninaro, e le avventure di Benny Hill?
(Emanuela)
I pub non erano ancora di moda: alla sera uscivamo per andare al cinema. In
quegli anni c'erano le serie infinite dei Rambo, dei Rocky e poi i film dei
Vanzina
(Massimo)
Ho trovato anche un appunto sul motivo per cui i paninari si mettevano le
Timberland
(dal sito http://www.dooyoo.it/review/95288.html)
Portata all'altare dai paninari che la elessero a loro idolo, la marca
Timberland da allora è presente in numerosi punti vendita.
Personalmente credo che faccia sì ottime scarpe ma sono altrettanto sicuro
che il loro prezzo di vendita è assurdamente alto.
Negli USA è più basso e quindi risulta evidente che è solo un prezzo pagato
al fattore marca e al fattore moda. Care, stupidamente idolatrate ma almeno
più sane degli hamburger dei fast food
samarko
2006-01-06 13:03:09 UTC
IHIHIHIIH ...L'armiere..

il "capo" dei paninari..quello di cui aver paura perchè il rischio di farsi
"fare" giubbotto e scarpe incontrandolo era alto alto....


Poi c'era anche (se memoria non mi inganna) Ugorallo ed altri...

Sui paninari si posson dire tante cose...ma i primi erano davvero
impeccabili come look ... Ed è per quello che cuccavano alla grande!! Ed è
per quello che furono straimitati e di conseguenza "coccolati" dalle varie
aziende ...

Solo una cosa: Braschi con i paninari veri c'entrava come i cavoli a merenda
e lo stesso dicasi del giornaletto....

Agli inizi era un bel modo per distinguersi dagli altri...Poi divenne
fenomeno di massa con degenerazioni di ogni tipo...

Cmq, nonostante tutto, fu un bel periodo...

..Io sento ancora tanta nostalgia per gli Armani a palloncino!! Altro che i
Jeans di adesso col culo basso e le mutande di fuori...... Trooooopppoooo
scarsiii :))
Post by Tony Freccia
Paninari non perchè frequentavano paninoteche in generale,
ma il Bar Paninoteca "il Panino" di Piazza Liberty a Milano
non tutti erano figli di Papà, anzi io ricordo L'Armiere... e altri, che
non eraro
proprio dei figli di Papà, e poi non erano i fratelli minori degli
Yuppies... perchè
a fine anni 80, finita la moda paninara molti di loro, i cosidetti figli
di Papà appunto,
diventarono loro stessi Yuppies grazie alla famiglia che li sistemava...
al limite potevano essere i fratelli minori dei Sanbabilini... anche se è
molto forzata la cosa, se non altro per la zone di ritrovo e
l'orientamento politico
anche se i paninari si pensava di più alle ragazze e allo Zundapp che alla
politica.
...io ho ancora le Timberland di allora...
Post by topociccio
PANINARI
I paninari: le origini
I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle
paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà
anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari.
Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano
ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di
appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del
movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi,
mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo
dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El
Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa
(da "Il Paninaro", n.3, marzo 1986)
I paninari: i tratti distintivi
Vestire firmato era l'ossessione dei paninari, che fecero del look il loro
principale tratto distintivo.
Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe
Best Company erano i loro imperativi.
Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per
la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare,
preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall'orientamento
ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista.
A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986)
ed il video girato per le strade di Milano.
I paninari: il linguaggio
Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto.
Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui
una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le
strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto
naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i
cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo
idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive
In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.
Testiomonianze
Anche se non ero un vero paninaro, mi piaceva indossare il Montclair e le
Timberland.
Al sabato pomeriggio andavamo tutti in paninoteca. Eravamo in tanti, quasi
una ventina, tutti col mitico Garelli Vip4, naturalmente con la marmitta
rielaborata!
(Massimo)
Si parlava con lo stesso linguaggio che sentivamo la domenica sera al Drive
In. Il personaggio più popolare era Il Paninaro. Le sue frasi erano sulla
bocca di tutti.
(Andrea)
Mi ricordo che andavamo tutti a scuola in motorino. Noi ragazzi ci riunivamo
in grosse compagnie e andavamo in giro per la città
(Alex)
L'appuntamento più atteso della settimana era al martedì sera con I ragazzi
della 3C, il telefilm italiano che ha avuto un grandissimo successo. Il
giorno dopo a scuola si ripetevano le scene e le frasi più belle. Bruno
Sacchi e company erano diventati i nostri miti!
(Sara)
Nonostante l'Italia avesse vinto i mondiali di calcio dell'82, le squadre
italiane non andavano molto bene nelle coppe europee. Su tutti primeggiava
il Real Madrid, che immancabilmente ci batteva ad ogni match
(Roberto)
Mi piaceva guardare i telefilm americani come Arnold. "Che cosa stai dicendo
Willis?", la sua mitica frase, indirizzata al fratello maggiore, che
pronunciava almeno una volta a puntata, è indimenticabile
(Manuela)
Le ragazze indossavano sempre maglioni con le spalle imbottite e portavano
capelli cotonati. Per non parlare poi dei fuseaux che arrivavano stretti
alle caviglie, dai colori fosforescenti
(Elena)
Mi piaceva scervellarmi per trovare la soluzione del cubo di Rubik. Stavo i
pomeriggi interi a capire come fare per sistemarlo, ma non ci sono mai
riuscita!
(Alessia)
La mia cameretta era tappezzata con i poster di Vasco Rossi. La mia canzone
preferita era Bollicine.
Ricordo che quando è stato arrestato sono caduta in depressione e non ho
mangiato per qualche giorno
(Roberta)
Alla domenica sera si guardava Drive In. Come dimenticare i vari Tenerone,
Vito Catozzo, Il Paninaro, e le avventure di Benny Hill?
(Emanuela)
I pub non erano ancora di moda: alla sera uscivamo per andare al cinema. In
quegli anni c'erano le serie infinite dei Rambo, dei Rocky e poi i film dei
Vanzina
(Massimo)
Ho trovato anche un appunto sul motivo per cui i paninari si mettevano le
Timberland
(dal sito http://www.dooyoo.it/review/95288.html)
Portata all'altare dai paninari che la elessero a loro idolo, la marca
Timberland da allora è presente in numerosi punti vendita.
Personalmente credo che faccia sì ottime scarpe ma sono altrettanto sicuro
che il loro prezzo di vendita è assurdamente alto.
Negli USA è più basso e quindi risulta evidente che è solo un prezzo pagato
al fattore marca e al fattore moda. Care, stupidamente idolatrate ma almeno
più sane degli hamburger dei fast food
Scorpione
2006-01-08 03:00:18 UTC
E non dimentichiamo i vari balli in discoteca,
che cambiavano ogni 2 - 3 mesi,
era più piacevole vedere un paninaro che sapeva veramente ballare,con balli
spettacolari, anzichè i ballerini in televisione,
accompagnati dalla mitica e sempre bellissima
"ITALO-DISCO"
Post by samarko
IHIHIHIIH ...L'armiere..
il "capo" dei paninari..quello di cui aver paura perchè il rischio di
farsi "fare" giubbotto e scarpe incontrandolo era alto alto....
Poi c'era anche (se memoria non mi inganna) Ugorallo ed altri...
Sui paninari si posson dire tante cose...ma i primi erano davvero
impeccabili come look ... Ed è per quello che cuccavano alla grande!! Ed
è per quello che furono straimitati e di conseguenza "coccolati" dalle
varie aziende ...
Solo una cosa: Braschi con i paninari veri c'entrava come i cavoli a
merenda e lo stesso dicasi del giornaletto....
Agli inizi era un bel modo per distinguersi dagli altri...Poi divenne
fenomeno di massa con degenerazioni di ogni tipo...
Cmq, nonostante tutto, fu un bel periodo...
..Io sento ancora tanta nostalgia per gli Armani a palloncino!! Altro che
i Jeans di adesso col culo basso e le mutande di fuori......
Trooooopppoooo scarsiii :))
Post by Tony Freccia
Paninari non perchè frequentavano paninoteche in generale,
ma il Bar Paninoteca "il Panino" di Piazza Liberty a Milano
non tutti erano figli di Papà, anzi io ricordo L'Armiere... e altri, che
non eraro
proprio dei figli di Papà, e poi non erano i fratelli minori degli
Yuppies... perchè
a fine anni 80, finita la moda paninara molti di loro, i cosidetti figli
di Papà appunto,
diventarono loro stessi Yuppies grazie alla famiglia che li sistemava...
al limite potevano essere i fratelli minori dei Sanbabilini... anche se è
molto forzata la cosa, se non altro per la zone di ritrovo e
l'orientamento politico
anche se i paninari si pensava di più alle ragazze e allo Zundapp che
alla politica.
...io ho ancora le Timberland di allora...
Post by topociccio
PANINARI
I paninari: le origini
I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle
paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà
anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari.
Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano
ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di
appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del
movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi,
mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo
dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El
Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa
(da "Il Paninaro", n.3, marzo 1986)
I paninari: i tratti distintivi
Vestire firmato era l'ossessione dei paninari, che fecero del look il loro
principale tratto distintivo.
Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe
Best Company erano i loro imperativi.
Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per
la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare,
preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall'orientamento
ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista.
A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986)
ed il video girato per le strade di Milano.
I paninari: il linguaggio
Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto.
Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui
una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le
strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto
naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i
cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo
idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive
In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.
Testiomonianze
Anche se non ero un vero paninaro, mi piaceva indossare il Montclair e le
Timberland.
Al sabato pomeriggio andavamo tutti in paninoteca. Eravamo in tanti, quasi
una ventina, tutti col mitico Garelli Vip4, naturalmente con la marmitta
rielaborata!
(Massimo)
Si parlava con lo stesso linguaggio che sentivamo la domenica sera al Drive
In. Il personaggio più popolare era Il Paninaro. Le sue frasi erano sulla
bocca di tutti.
(Andrea)
Mi ricordo che andavamo tutti a scuola in motorino. Noi ragazzi ci riunivamo
in grosse compagnie e andavamo in giro per la città
(Alex)
L'appuntamento più atteso della settimana era al martedì sera con I ragazzi
della 3C, il telefilm italiano che ha avuto un grandissimo successo. Il
giorno dopo a scuola si ripetevano le scene e le frasi più belle. Bruno
Sacchi e company erano diventati i nostri miti!
(Sara)
Nonostante l'Italia avesse vinto i mondiali di calcio dell'82, le squadre
italiane non andavano molto bene nelle coppe europee. Su tutti primeggiava
il Real Madrid, che immancabilmente ci batteva ad ogni match
(Roberto)
Mi piaceva guardare i telefilm americani come Arnold. "Che cosa stai dicendo
Willis?", la sua mitica frase, indirizzata al fratello maggiore, che
pronunciava almeno una volta a puntata, è indimenticabile
(Manuela)
Le ragazze indossavano sempre maglioni con le spalle imbottite e portavano
capelli cotonati. Per non parlare poi dei fuseaux che arrivavano stretti
alle caviglie, dai colori fosforescenti
(Elena)
Mi piaceva scervellarmi per trovare la soluzione del cubo di Rubik. Stavo i
pomeriggi interi a capire come fare per sistemarlo, ma non ci sono mai
riuscita!
(Alessia)
La mia cameretta era tappezzata con i poster di Vasco Rossi. La mia canzone
preferita era Bollicine.
Ricordo che quando è stato arrestato sono caduta in depressione e non ho
mangiato per qualche giorno
(Roberta)
Alla domenica sera si guardava Drive In. Come dimenticare i vari Tenerone,
Vito Catozzo, Il Paninaro, e le avventure di Benny Hill?
(Emanuela)
I pub non erano ancora di moda: alla sera uscivamo per andare al cinema. In
quegli anni c'erano le serie infinite dei Rambo, dei Rocky e poi i film dei
Vanzina
(Massimo)
Ho trovato anche un appunto sul motivo per cui i paninari si mettevano le
Timberland
(dal sito http://www.dooyoo.it/review/95288.html)
Portata all'altare dai paninari che la elessero a loro idolo, la marca
Timberland da allora è presente in numerosi punti vendita.
Personalmente credo che faccia sì ottime scarpe ma sono altrettanto sicuro
che il loro prezzo di vendita è assurdamente alto.
Negli USA è più basso e quindi risulta evidente che è solo un prezzo pagato
al fattore marca e al fattore moda. Care, stupidamente idolatrate ma almeno
più sane degli hamburger dei fast food
Tony Freccia
2006-01-08 22:32:06 UTC
Naturalmente la discoteca... Linea
Post by Scorpione
E non dimentichiamo i vari balli in discoteca,
che cambiavano ogni 2 - 3 mesi,
era più piacevole vedere un paninaro che sapeva veramente ballare,con
balli spettacolari, anzichè i ballerini in televisione,
accompagnati dalla mitica e sempre bellissima
"ITALO-DISCO"
Post by samarko
IHIHIHIIH ...L'armiere..
il "capo" dei paninari..quello di cui aver paura perchè il rischio di
farsi "fare" giubbotto e scarpe incontrandolo era alto alto....
Poi c'era anche (se memoria non mi inganna) Ugorallo ed altri...
Sui paninari si posson dire tante cose...ma i primi erano davvero
impeccabili come look ... Ed è per quello che cuccavano alla grande!! Ed
è per quello che furono straimitati e di conseguenza "coccolati" dalle
varie aziende ...
Solo una cosa: Braschi con i paninari veri c'entrava come i cavoli a
merenda e lo stesso dicasi del giornaletto....
Agli inizi era un bel modo per distinguersi dagli altri...Poi divenne
fenomeno di massa con degenerazioni di ogni tipo...
Cmq, nonostante tutto, fu un bel periodo...
..Io sento ancora tanta nostalgia per gli Armani a palloncino!! Altro che
i Jeans di adesso col culo basso e le mutande di fuori......
Trooooopppoooo scarsiii :))
Post by Tony Freccia
Paninari non perchè frequentavano paninoteche in generale,
ma il Bar Paninoteca "il Panino" di Piazza Liberty a Milano
non tutti erano figli di Papà, anzi io ricordo L'Armiere... e altri, che
non eraro
proprio dei figli di Papà, e poi non erano i fratelli minori degli
Yuppies... perchè
a fine anni 80, finita la moda paninara molti di loro, i cosidetti figli
di Papà appunto,
diventarono loro stessi Yuppies grazie alla famiglia che li sistemava...
al limite potevano essere i fratelli minori dei Sanbabilini... anche se è
molto forzata la cosa, se non altro per la zone di ritrovo e
l'orientamento politico
anche se i paninari si pensava di più alle ragazze e allo Zundapp che
alla politica.
...io ho ancora le Timberland di allora...
Post by topociccio
PANINARI
I paninari: le origini
I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle
paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà
anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari.
Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano
ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di
appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del
movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi,
mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo
dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El
Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa
(da "Il Paninaro", n.3, marzo 1986)
I paninari: i tratti distintivi
Vestire firmato era l'ossessione dei paninari, che fecero del look il loro
principale tratto distintivo.
Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe
Best Company erano i loro imperativi.
Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per
la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare,
preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall'orientamento
ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista.
A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986)
ed il video girato per le strade di Milano.
I paninari: il linguaggio
Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto.
Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui
una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le
strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto
naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i
cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo
idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive
In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.
Testiomonianze
Anche se non ero un vero paninaro, mi piaceva indossare il Montclair e le
Timberland.
Al sabato pomeriggio andavamo tutti in paninoteca. Eravamo in tanti, quasi
una ventina, tutti col mitico Garelli Vip4, naturalmente con la marmitta
rielaborata!
(Massimo)
Si parlava con lo stesso linguaggio che sentivamo la domenica sera al Drive
In. Il personaggio più popolare era Il Paninaro. Le sue frasi erano sulla
bocca di tutti.
(Andrea)
Mi ricordo che andavamo tutti a scuola in motorino. Noi ragazzi ci riunivamo
in grosse compagnie e andavamo in giro per la città
(Alex)
L'appuntamento più atteso della settimana era al martedì sera con I ragazzi
della 3C, il telefilm italiano che ha avuto un grandissimo successo. Il
giorno dopo a scuola si ripetevano le scene e le frasi più belle. Bruno
Sacchi e company erano diventati i nostri miti!
(Sara)
Nonostante l'Italia avesse vinto i mondiali di calcio dell'82, le squadre
italiane non andavano molto bene nelle coppe europee. Su tutti primeggiava
il Real Madrid, che immancabilmente ci batteva ad ogni match
(Roberto)
Mi piaceva guardare i telefilm americani come Arnold. "Che cosa stai dicendo
Willis?", la sua mitica frase, indirizzata al fratello maggiore, che
pronunciava almeno una volta a puntata, è indimenticabile
(Manuela)
Le ragazze indossavano sempre maglioni con le spalle imbottite e portavano
capelli cotonati. Per non parlare poi dei fuseaux che arrivavano stretti
alle caviglie, dai colori fosforescenti
(Elena)
Mi piaceva scervellarmi per trovare la soluzione del cubo di Rubik. Stavo i
pomeriggi interi a capire come fare per sistemarlo, ma non ci sono mai
riuscita!
(Alessia)
La mia cameretta era tappezzata con i poster di Vasco Rossi. La mia canzone
preferita era Bollicine.
Ricordo che quando è stato arrestato sono caduta in depressione e non ho
mangiato per qualche giorno
(Roberta)
Alla domenica sera si guardava Drive In. Come dimenticare i vari Tenerone,
Vito Catozzo, Il Paninaro, e le avventure di Benny Hill?
(Emanuela)
I pub non erano ancora di moda: alla sera uscivamo per andare al cinema. In
quegli anni c'erano le serie infinite dei Rambo, dei Rocky e poi i film dei
Vanzina
(Massimo)
Ho trovato anche un appunto sul motivo per cui i paninari si mettevano le
Timberland
(dal sito http://www.dooyoo.it/review/95288.html)
Portata all'altare dai paninari che la elessero a loro idolo, la marca
Timberland da allora è presente in numerosi punti vendita.
Personalmente credo che faccia sì ottime scarpe ma sono altrettanto sicuro
che il loro prezzo di vendita è assurdamente alto.
Negli USA è più basso e quindi risulta evidente che è solo un prezzo pagato
al fattore marca e al fattore moda. Care, stupidamente idolatrate ma almeno
più sane degli hamburger dei fast food